intervallo

14/03/2007  01:29:41

Mi allontano un paio di giorni.
Lascio questa foto di Fidel perché vi voglio bene.
Intanto fate i bravi; lascio la luce accesa e vi  metto la musica:
tante volte fate amicizia nei commenti e volete ballare.
Baci.

Il papa dice che i politici cattolici non devono votare leggi contro natura. Se fossi un politico cattolico, mi sentirei inabilitato, o quanto meno un non emancipato. Non essendo il blog però né un politico né un cattolico, mi dico semplicemente interdetto.

da il Riformista

L’ipoconcodria mi scoppia ogni minuto in petto,
perché passando forte hai disfatto il letto.
L’ipocondria di chi è sazio e dice ch’è digiuno.
L’ipocondria di nessuno.

Nel decalogo dei diritti imprescrittibili del lettore di Daniel Pennac, al punto tre, si legge che il lettore, tra i vari altri condivisibili, ha il diritto di non finire il libro che sta leggendo. Nella lettura dell’Everyman di Roth, mi avvarrò di questo diritto. Ho provato, inizialmente, con il secondo dei diritti che mi attribuisce Pennac, ovvero quello di saltare le pagine, ma non è stato sufficiente. Devo necessariamente interrompere la lettura del suddetto. Questo avviene non certo perché io sia annoiato o poco interessato dalla lettura di questo libro, ed anzi ne ho comprate due copie, una per Astrid ed una per me, e ne ho commissionato per LibMagazine quella che si è poi rivelata una splendida recensione per la firma del nostro bravissimo Denis Massaro, e so che appena avrà finito di leggerlo ne troverò qualcosa anche sul blog del buon Fronterrè…

Devo interrompere la lettura di questo libro perché io sono giusto un po’ ipocondriaco, e m’infetto di qualsiasi malanno al solo parlarne. Oddio, non è così grave: a volte succede di più, a volte di meno, a volte anche per nulla. Convivo con questa mia caratteristica (non ci provate: non ho virtù né difetti ma solo caratteristiche) anche abbastanza bene, e la governo a modo mio. Fatto è che, giunto a pagina sessanta dell’Everyman, ero già dovuto passare per la lettura di diversi casi di peritonite, alcuni dei quali anche fatali, occlusioni di arterie di ogni tipo, infarti silenziosi et similia.
Si dà, dunque, il legittimo sospetto che io possa intravvedere, nel logorarsi del protagonista di questo romanzo, il prender forma di qualche paranoia di troppo. Ed è così che, a pagina sessanta, Everyman è tornato, questa notte, a posarsi sul comodino per non essere più aperto.
Qualcuno mi dirà: ma curala codesta tua ipocondria, ché ti perdi, magari, eventuali capolavori della narrativa contemporanea! Ed io preventivamente rispondo. Amici cari, l’ipocondria è uno sciocchissimo affar serio; io che l’annego nei sorrisi ed in un carattere che mi conosce giudica generalmente gioviale so che non è gestibile oltre una certa misura. L’ipocondria guarisce in sé stessa, con la sua stessa implosione: un ipocondriaco medio, vi dico, guarisce da questa sua “mania” solo quando s’ammala, ed io, facendo scongiuri tra i più volgari, sto bene così: malato e sorridente a modo mio. E, con rispetto parlando, ‘fanculo a Roth.

 

“Che vuol ch’io faccia del suo latinorum?”

Papa Ratzinger vuole che la Chiesa adoperi di più il latino. Ha qualcosa in comune con Bertinotti. Anche lui fa di tutto perché la sua base non capisca quello che dice.

 

L’ottimo Uqbar dice: “da cattolico Dico sì”.
Attento, Fabbri’, l’ultimo cattolico a dire “sì” è stato Milingo…

 

Ma questa del correntone degli scissionisti cos’è: una minoranza politica o numerica?

 

“Solo chi non s’intende di donne può pensare che non sia bella”.

Aldo Cazzullo

11/03/2007  00:33:49

Un lettore di cui ho enorme stima qualche giorno fa, nei commenti ad un mio post, diceva: “Macaluso ha un solo difetto: scrive”.  Io non sono d’accordo, e non ne faremo certo una tragedia. Ora riporto qui di seguito ancora un po’ del Macaluso che mi piace. Non si dirà, spero, che tra i suoi difetti  c’è anche quello che legge.


Caro direttore, risfogliando il “Foglio” di giovedì (a volte è utile il risfogliamento) mi sono imbattuto nella preghiera quotidiana del cattolicissimo Camillo Langone, che solitamente non leggo. Giovedì era l’8 marzo. Ecco il testo: «Oggi festa della donna e trigesimo della morte di Adele Faccio. Felice coincidenza: nessun giorno potrebbe essere migliore di questo, per pregare, 
affinché l’ipotesi di Hans Urs von Balthasar, l’inferno vuoto, sia smentita dalla realtà. Che il sangue bollente di quattro milioni di bambini non smetta mai di ustionare, nei secoli dei secoli,l’Erode di Pontebba». Non avendola potuta arrostire viva,solo perché siamo nel XXI secolo, pregano che Adele Faccio arrostisca altrove.Emanuele Macaluso

Che bella pansè che tieni

Prego, vuol ballare con me?
Grazie, preferisco di no.

Un’intervista, cos’è un’intervista? Ebbene da queste parti la si potrà intendere punto medio tra il mio candore ed il tuo, ed al centro un rossore cupo, reciproco, da bandiera giapponese. Come la vogliamo fare quest’intervista: in battere o in levare? Levante. Sempre rossore nipponico. Japanese.
Vuoi che se ne dica ch’è un giro di valzer? E questo era. Eppure, io dico dentro,  Strauss, e tu capisci fuori. Rauss!

 

Fate come se ci fossi anch’io.

Noiosissime cronache locali. Usare con prudenza.

Caro direttore De Marco, l’altro giorno ho ascoltato compiaciuto, nel contesto di un dibattito da lei moderato, le interessanti tesi del senatore Villone in merito ai costi della politica. Questo avveniva nell’aula consiliare di Pomigliano d’Arco, e dirò che mai scelta del luogo per un dibattito fu più opportuna: è stato bello, infatti, sentire parlare dei costi della politica proprio lì dove troppe volte m’è parso di vedere politica fatta a tutti i costi.

 

Quando guido la mia auto
e c’è un tale alla radio
che parla e parla
per darmi informazioni inutili
che dovrebbero eccitare la mia fantasia:

Una donna che voglio immaginare seccha e rifinita, un’altra prosperosa e con una voce da blues, ed un ragazzino silenzioso. Alla prima donna saltano un paio di denti per una ginocchiata presa dal marito, poi impazzirà perché quello morirà in guerra in Italia. L’altra, quella in carne, Zia Mae, ha un passato di vestiti in naftalina, un passato trascorso intorno alla soglia d’emersione di una carriera da cantante. Si arrenderà ad un certo punto Zia Mae, quando si renderà conto che appalusi e fischi del pubblico erano ormai solo per i suoi fianchi, e non più per la sua voce. Eppure, in giro per la valle tornerà a cantare in queli localini dove vanno ad ubriacarsi quelli che per qualche motivo non sono andati in guerra, o che sono già tornati. Il ragazzetto invece, conosce la tragedia di una madre che impazzisce, che non è pericolosa, no, ma della quale ha comunque paura.
Dalla collina sulla quale vivono queste tre figure oblique, un po’ piegate da una trama che non sboccia, si vede la chiesa del pastore, e sullo sfondo l’unico albergo del paese. A che serve, poi, un albergo in quel paese? Forse per i turisti, quelli che di certo saranno anadati a vedere quel paesino dove un ragazzino ha sparato al pastore. Ma la storia non arriva fin qui.

La Bibbia al neon
John Kennedy Toole
Marcos y Marcos

Tutti a far qualcosa d’importante,
di unico e di grande

Metti due amici in macchina. E son buon tutti. Matti che avevano bisogno di una scusa per vedersi – ché il tempo non è mai abbastanza – ed ecco che ci guadagna Ozpetek. Perché ci saremmo andati lo stesso a vedere Saturno contro, lo so, ma sicuramente non con le stesse motivazioni. Il Monacella che mi si accompagna, vi dico, è una scena che prima o poi vi dovrete godere. Perché la sua tracolla e le mie pashmine non sembrano avere nulla a che vedere, ed invece: vortici di narcisismo non sedato, consapevole. Ebbro, pure, vi dirò. Molto bello. E giù a svelare – a passo di cerveza – trame in fieri, ed in quelle le fiere che le popolano, e poi fieri uno dell’assenso dell’altro, e già in fiera a venderli ‘sti romanzi di domani. Voi ci sarete vero? No, Perché Ciro ed io ci saremo.

Saturno contro? E chi ci mette bocca: per questo blog è finito il tempo delle recensioncelle dei film. Al cinema mi siedo accanto al critico di LibMag, e la questione del giudizio sul film mi scivola come il rum sul ghiaccio. Molto bene così.

Personaggi noti, che popolavano questo blog fino a poco tempo fa, ieri sera non se ne sono visti. Pasinigioielli dite? Niente, né cercate, né viste. Due Feltrinelloni barbuti, piuttosto, mi consegnano il Flaiano – chissà perché introvabile – prenotato da tempo, e mi prenotano il Roth che Astrid dice devo assolutamente leggere. E si farà. Ed io forse parlo troppo di certe cose che mi sono capitate, però il Monacella sopporta. Insomma, ha incassato per mesi noiosissimi sfoghi di rabbia, ed ora si è goduto un bel po’ di prospettive entusiastiche. E’ nelle cose, nei ruoli.

Messaggi di vuoto pieno in stadio avanzato su due fronti, a ricordare quello che tanto non passa di mente. E poi l’aria fresca nel naso di quando esci dalla sala: un’ottomarzina mi chiede d’accendere; Lui, le dico, lui è quello che accende.

Le tre sedute di fianco poi hanno avuto un nome. Ed i nomi ai personaggi, buona norma, si danno alla fine della storia. Così s’è convenuto: Timmy, Pasini. A pensarci, avrei dovuto regalare a qualcuno le mie inaspettate Lucky Strike. Pubman, due Cuba libre, con tantissimo lime….

 

  1. La Chiesa cattolica, in occasione dell’otto marzo, rivolge un affettuoso pensiero alle donne, alla loro sensibilità ed al loro ruolo subalterno nella società. Ruolo che la Chiesa si pregia di diffondere, con il suo fulgido esempio, in ogni angolo del pianeta.
  2. L’ex deputato Udc Giuseppe Gianni, sfilerà oggi indossando un cilicio. Offrirà la propria sofferenza in espiazione della colpa di non aver fatto abbastanza in favore della causa delle quote rosa in Parlamento. Socci commenta: è un atto d’amore.